Fari, le sentinelle del mare

Quando sentiamo parlare di fari, probabilmente la prima immagine che ci propone la nostra mente è quella di una torre illuminata al suo apice che spunta dal mare tempestoso e da nubi ancora più terrificanti.

Immagini di questo genere sono frutto di antichi racconti marinareschi, di romanzi e di svariate produzioni cinematografiche. E spesso, presi dal pathos delle scene e dei racconti, non ci poniamo le domande principali:

cosa sono e a cosa servono i fari? Perché sono costruiti proprio nei punti più impervi delle coste se non in veri e propri isolotti in mezzo al mare? Come si leggono i fasci luminosi che essi emanano? Possono essere ancora utili nell’era digitale?

Faro Fastnet rock. Fari le sentinelle del mare.
Faro Fastnet rock – Di Richard Webb, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1192017

Procediamo con ordine.

Il nome Faro deriva da Pharos, isola Egiziana situata all’imbocco del porto di Alessandria d’Egitto, sulla quale intorno al 280 a.C. fu costruito uno dei fari più celebri della storia dell’uomo, avente un’altezza stimata tra 115 e 135 metri. Sulla sua sommità vi era un fuoco acceso con legna resinosa e oli minerali in grado di emettere un segnale luminoso che, grazie ad un sistema di specchi, aveva una portata di oltre 30 miglia.

Nel corso della storia i fari hanno subito un processo evolutivo figlio dei metodi di navigazione e della tecnologia che ha fatto si che all’interno delle storiche costruzioni tutto diventasse completamente automatizzato.

Ma ritorniamo alle domande poste all’inizio dell’articolo.

Cosa sono e a cosa servono i fari?

I fari sono i più importanti tra i segnalamenti marittimi e sono di ausilio per la sicurezza della navigazione. Essi sono caratterizzati da luci visibili a distanze superiori alle 8 miglia circa e servono a riconoscere un tratto di costa e a facilitarne l’atterraggio notturno.

La buona visibilità di giorno e di notte consente di utilizzarli come punti cospicui per calcolare la posizione della nave (osservandone almeno due contemporaneamente)

Perché sono installati in punti della costa spesso impervi?

Per facilitare il riconoscimento del tratto di costa sul quale sono installati fari, le lanterne luminose sono realizzati su costruzioni in muratura o su tralicci il più in alto possibile e in zone della costa prospicienti il mare. Il fascio luminoso è generalmente di colore bianco con propagazione orizzontale ma non mancano settori rossi o verdi in alcuni casi (il rosso ad esempio serve a indicare una zona pericolosa alla navigazione se si naviga verso la sorgente luminosa)

Faro di Agropoli. Fari le sentinelle del mare.
Faro di Agropoli ( Sa )

Caratteristiche dei fari

Per potersi caratterizzare, ed essere distinto da un’altro in una stessa porzione di costa, ogni faro emette una specifica sequenza di intervalli di luce ed oscurità (eclissi).

Gli intervalli di luce e di oscurità nel loro complesso prendono il nome di fasi. Il tempo necessario a emettere una particolare sequenza di fasi si chiama periodo. I periodi si susseguono senza interruzione e per ogni periodo si verifica sempre la stessa sequenza di fasi.

In un stesso tratto di mare avremmo quindi fari con caratteristica differente.

In base al rapporto tra luce ed eclissi, abbiamo le seguenti possibili caratteristiche:

Abbrev. internazionaliAbbrev. italianeSchema luce
Fissa: luce continua – FFFaro luce fissa
Intermittente: durata eclisse < durata luce – OCIntLuce Intermittente
Intermittente a gruppi di eclissi: Oc(2)Int (2)Luce Intermittente a gruppi di eclissi
Isofase: durata eclisse=durata luce – IsoIsoLuce Isofase
A lampi: durata eclisse=durata luce – FlLamLuce a Lampi
A gruppi di lampi: Fl(3)Lam.(3)Luce Gruppi di lampi
Scintillante: da 50 a 80 lampi/min
(rapida: da 80 a 160; ultrarapida: oltre 160) – Q
ScLuce Scintillante
Scintillante a gruppi di lampi: Q(3)Sc(3)Luce Scintillante a gruppi di lampi
Scintillante intermittente: lQSc. Int.Luce Scintillante intermittente
Codice morse: Mo(K)Mo(K)Codice morse
Fissa e a lampi: F FlF.Lam.Luce Fissa lampi
Alternata: Al WRAlt.b.r.Luce Alternata

Un’altra caratteristica importante del segnalamento luminoso è la portata, cioè la distanza alla quale è visibile la luce, dipendente dall’altezza, dalla potenza della sorgente luminosa, dall’altezza dell’occhio dell’osservatore e dalla trasparenza dell’atmosfera.

Si identificano, in tal senso 3 tipi di portata:

Portata luminosa: la massima distanza alla quale è visibile la luce.

Portata nominale: la portata luminosa in un’atmosfera omogenea con visibilità meteorologica di 10 miglia nautiche.

Portata geografica: la distanza di avvistamento della luce in funzione della curvatura terrestre ( portata variabile con l’altezza dell’osservatore e della sorgente luminosa).

Portata geografica convenzionale: la portata geografica, supponendo l’occhio dell’osservatore a 5 m sul livello del mare.

Va tenuto presente che sull’elenco dei fari e segnali da nebbia e sulle carte nautiche editi dal Istituto Idrografico della Marina Militare è indicata la portata nominale. Viene indicata, inoltre, anche quella geografica convenzionale se inferiore a quella nominale.

Di seguito riportiamo un esempio di descrizione completa di una luce presente sulle carte nautiche, nello specifico ci riferiamo al faro di Punta Carena sull’isola di Capri, utilizzando le abbreviazioni internazionali:

Fl.3s73m25M

  • FI = lampi di luce
  • 3s = periodo ( durata di un ciclo completo di 3 lampi ed eclissi )
  • 73m = altezza della luce sul livello medio del mare in metri
  • 25M = portata nominale in miglia
icaptain faro di punta carena isola di capri
Faro di Punta Carena – Isola di Capri

Reply