Il Sestante

I fortunati che possono maneggiare e vedere questo oggetto nautico intramontabile sono ormai pochi.

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Sestante d’Epoca in Ottone

In primis perchè anche chi è imbarcato non lo usa quasi più, se non imposto dalla compagnia armatoriale per mantenere alto lo standard di formazione dei propri equipaggi (come ad esempio MSC), o come formazione degli allievi voluta dal comandante o dagli ufficiali di bordo in caso di lunghe e poco complicate navigazioni.

Già in altri articoli abbiamo spiegato che oggi giorno, l’avvento del GPS ha completamente rivoluzionato l’andar per mare e in particolare il controllo della posizione della nave, ma a nostro modo di vedere, ciò che fa la differenza tra un Comandante Vero e uno improvvisato, è proprio l’essere in grado di condurre una nave a destinazione anche in assenza dell’elettronica di bordo.

I computer non sono infallibili ed essere in grado di calcolare la posizione della nave osservando le stelle in casi si blackout prolungati o errori del GPS o similari quando ci si trova a 1500 miglia di distanza dal porto più vicino potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte.

Ricordiamo infatti che il GPS così come l’omonimo Russo GLONAS è un sistema gestito dal dipartimento della difesa e gli attuali satelliti sono ancora in grado di deprecare il segnale ad uso civile per motivi di sicurezza nazionale così come avvenuto durante i fatti del 11 Settembre 2001.

Ecco perché consigliamo a tutti i naviganti presenti e futuri di non trascurare questa disciplina affascinante e ancora fondamentale nella propria formazione professionale.

Torniamo quindi a parlare del Sestante, cioè lo strumento senza il quale non è possibile calcolare il punto nave tramite l’osservazione degli astri.

Questo strumento è fondamentale per effettuare la misura dell’elevazione di un astro sull’orizzonte. Da questa misura è possibile, tramite una serie di calcoli e l’utilizzo delle Effemeridi Nautiche, disegnare un Luogo di Posizione (luogo dei punti su cui la nave si può trovare) noto come Retta di Altezza.

Come in navigazione costiera, l’utilizzo di più luoghi di posizione consente di calcolare il punto nave.

Il nome dello strumento è associato all’ampiezza della scala graduata che si trova sullo stesso pari a 1/6 di Angolo giro cioè 60°.

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Parti principali di un sestante marino

Ridotto ai suoi elementi essenziali lo strumento si compone di:

  • Un’intelaiatura metallica dall’ampiezza di almeno 60° (45° nei primi sestanti, definiti anche ottanti cioè 1/8 di angolo giro, 80° in quelli più moderni)
  • Di un’alidada girevole la cui posizione consente la lettura dell’altezza d’Astro Osservato sull’Orizzonte.
  • Un nonio o micrometro necessario ad effettuare le misurazioni con un decimo di primo d’arco di precisione.
  • Un Cannocchiale per focalizzare l’astro da osservare.
  • Uno Specchio e uno Specchio/Vetro.
  • Una serie di filtri per attenuare la luce di alcuni astri in particolare Sole e Luna.
  • Un sistema di serraglio per non far muovere accidentalmente l’alidada.

Il lembo dell’intelaiatura è graduato del doppio del settore angolare dell’intelaiatura: un sestante con intelaiatura con un’ampiezza di 60° avrà un lembo graduato da -5° a 120° circa; tale suddivisione parte da valori negativi per errori che può presentare lo strumento con il passar del tempo e che saranno oggetto di successivo articolo.

Tale suddivisione del doppio rispetto all’ampiezza dell’intelaiatura è dovuta al principio ottico dello stesso: se un raggio di luce subisce due riflessioni nel medesimo piano, l’angolo fra la sua prima riflessione e la sua ultima direzione è uguale al doppio dell’angolo acuto formato dalle superfici riflettenti, sembra complesso ma fidiamoci, funziona…

Le riflessioni sono realizzate mediante lo specchio e lo specchio/vetro presenti sul telaio.

Senza dilungarci ulteriormente cerchiamo di capire praticamente come va usato.

Si pone lo strumento a 0° (vedremo in un altro articolo come calcolare l’eventuale errore d’indice) si mira con il cannocchiale l’astro desiderato, si preme sul sistema di serraglio per tenere l’alidada libera, a questo punto si fa ruotare lentamente il telaio tenendo ferma l’alidada. In questo modo l’ immagine che stavamo osservando si sdoppia: una rimane nella posizione reale, l’altra inizia a spostarsi; quando arriviamo con l’immagine riflessa a lambire l’orizzonte ci fermiamo, facciamo qualche eventuale aggiusto con il nonio e leggiamo il valore riportato dallo strumento: in questo modo avremo ottenuto l’altezza dell’oggetto sull’orizzonte.

Nell’articolo successivo vedremo come correggere opportunamente questa altezza definita Altezza Istrumentale (hi) per ottenere quella vera dell’Astro Osservato.

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